sabato 1 febbraio 2014

Fabrizio Rizzi: la Psicologia dello Sport durante l'Attività di Base.

Ottobre 2013, Taranto, Polisportiva Sava.

Finalmente ho l'opportunità di conoscere personalmente Mister Fabrizio Rizzi e di vederlo lavorare sul campo.

Sono molteplici le caratteristiche che ci accomunano: siamo entrambi giovani, senza un passato da giocatori professionisti, ma con tanta passione, dedizione e competenza.

Ecco perché ho deciso di presentarvelo, pubblicando un suo guest post.

Buona lettura.

Mister Rizzi (a sinistra) e il suo competente collaboratore Marco Fanelli

Quando si parla di Attività di Base occorre tener presente una realtà che spesso viene dimenticata: essere un bambino di 8-9-10 anni oggi è più difficile di 15/20 anni fa. 
Questo dipende da molteplici fattori che affondano le proprie radici nel contesto socio-culturale in cui siamo e si sviluppano nella quotidianità dei bambini che alleniamo

Playstation, social network, cellulari, senza finire nei soliti triti e ritriti luoghi comuni, hanno prodotto un progressivo distacco del fanciullo dalla vita di “strada” o nei parchi, dal piacere di vivere e respirare l'aria aperta del cortile sotto casa. Come conseguenza, oltre alla difficoltà nello sviluppo di quelle capacità coordinative e motorie che per noi erano quasi scontate (scavalcare muretti o evitare pozzanghere), s'è prodotta una mancanza decisiva per ciò che concerne l'ambito del CONFRONTO. Partite che duravano fino a sera, sfide a chi palleggiava di più, a chi era più abile nello scavalcare cancelli, erano il nostro pane quotidiano: ci permettevano, infatti, di stimolare l'aspetto fondamentale della competitività e della voglia di mostrarsi superiore. 

Se è vero che i bambini non vanno esasperati nella ricerca del risultato a tutti i costi, lo è anche che la voglia di confrontarsi e primeggiare rappresentano la base per un miglioramento degli aspetti caratteriali e motori dell'individuo
Nei nostri campetti si assiste troppo spesso ad allenatori che urlano a bordo campo, stressano ed incitano nella maniera sbagliata i propri giovani calciatori, i quali vorrebbero semplicemente trascorrere un'ora di puro divertimento coi pari età. 
La strada da tracciare, a mio avviso, è ben delineata in tal senso: nel calcio la vera forza è la linea di mezzo, ovvero il senso della misura. Occorre recuperare la libertà di sbagliare e migliorarsi; alla cultura dell'urlo a bordo campo o peggio ancora alla bestemmia, va sostituita la cultura della correzione: il tono del Mister che opera in questo settore dev'essere sempre deciso e autorevole, senza mortificare il ragazzino che ha appena commesso un errore. 

Quando si giocava spensierati coi nostri amici sotto casa, infatti, eravamo perfettamente in grado di capire da soli se un passaggio era errato e giungevamo, attraverso l'esplorazione, alla giocata più idonea da riprodurre nell'occasione successiva.
Partendo da questo presupposto un bambino libero di sbagliare senza essere aggredito o insultato sarà sempre un bambino propenso alla giocata, anche difficile. 
I piccoli calciatori impauriti e “costretti”  a eseguire giocate predeterminate, non sono giocatori che utilizzano tutta la propria fantasia e un piccolo giocatore senza fantasia, sarà un futuro calciatore privo di capacità decisionale.

[credits: Wikipedia]

Sarebbe idoneo crescere i nostri piccoli in un ambiente in cui si sviluppi una sana competizione; per competizione non s'intende ovviamente proporre partite e/o campionati con classifiche e punti (in tal senso la nostra Figc ha già fatto notevoli passi in avanti) ma stimolare i nostri ragazzi nella ricerca del miglior risultato possibile, che sia personale o di squadra.
Il bambino di 10 anni, per conformazione psicologica, cerca proprio di: mettersi in gioco coi suoi coetanei, scoprire e scoprirsi attraverso piccole sfide quotidianeemergere e sottolineare la propria individuale personalità.

Lo sport è anche e soprattutto questo: migliorare, superare gli ostacoli che si hanno di fronte, infrangere i propri limiti

Libertà di giocaresenso della SANA competizione sportiva sono e restano le due linee guida fondamentali affinché le nostre scuole calcio siano sempre più competitive e rispettose di chi il mondo lo sta solo scoprendo e imparando ad amare giorno dopo giorno