martedì 4 febbraio 2014

Fabrizio Rizzi: La Gestione del Gruppo.


Vi ricordate Mister Fabrizio Rizzi?

Oggi torna con un altro aneddoto, ci racconta la sua esperienza personale riguardo alla Gestione del Gruppo.

Si tratta di un argomento importante e delicato, considerando il fatto che per ottenere grandi risultati, bisognerebbe partire proprio dalla costruzione di un gruppo solido e compatto.




Colgo l'occasione  per ringraziare Mister Massimo Taurino per lo spazio concessomi ma soprattutto per la grande statura intellettuale che lo contraddistingue, avere come amico una persona così preparata e umile allo stesso tempo, è una grande fortuna. 


In questo Focus voglio concentrarmi principalmente sulla gestione del gruppo nelle fasce dell'agonistica e quindi in quelle di giovanissimi e allievi, senza la presunzione di essere portatore di verità assolute, ma semplicemente offrendovi la mia umile esperienza di campo.

Una delle cose che proprio non tollero è la frase che più volte sento ripetere da tecnici o più semplicemente addetti ai lavori: I RAGAZZI DEVONO ESSERE TUTTI UGUALI AGLI OCCHI DELL'ALLENATORE.


Considero quest'ultima una vera e propria eresia, dal momento che secondo il mio punto di vista, si tratta di uno dei luoghi comuni più falsi ed abusati.
I ragazzi dai 13 ai 16 anni sono una vastissima costellazione, un ammasso incredibile di galassie e stelle diverse le une dalle altre in cui nessuno è uguale a nessuno e ognuno affronta il periodo adolescenziale con le proprie paure e incongruenze che variano da individuo a individuo. Solo una cosa accomuna tutti i giovani in questo lasso di tempo: la mancanza di una vera e propria personale individualità.

Ogni giocatore ha il suo modo di reagire di fronte ad una vittoria, una sconfitta, un errore o una giocata positiva: c'è il giocatore introverso, che ha bisogno di essere tutelato e inserito gradualmente nel contesto squadra, o il giocatore spiccatamente estroverso e quasi sprezzante, che ha bisogno di un allenatore/educatore che sappia modularne le esaltazioni tenendone alta la concentrazione e la voglia di migliorare.

Il compito di un buon mister è ricercare la chiave giusta per ognuno dei calciatori a sua disposizione: non si può avere, infatti, un atteggiamento univoco per ognuno dei casi che durante una stagione ci capitano di fronte. 


Abbiamo il dovere di aumentare la nostra sensibilità, cercare di immedesimarci nell'individuo che abbiamo in squadra, capirne punti di forza e punti deboli per modulare i rimproveri/incoraggiamenti. Anche il rapporto che si crea con i giocatori, ve ne sarete senz'altro accorti, differisce da persona a persona: portando la mia piccola esperienza di giovane allenatore, ho potuto notare come ci siano alcuni ragazzi estremamente intelligenti, molto maturi a dispetto della loro giovane età, con cui è facile confrontarsi sugli aspetti più disparati.
Occorre tener presente, quindi, che se è vero che questi ragazzi sono ancora in formazione e s'avviano lentamente verso l'età della maturità e la definitiva forma caratteriale, ce ne sono anche un cospicuo numero che ha già tratti intellettuali ben definiti, una spiccata personalità e conoscenza di sé, che spesso e volentieri si traduce in grande senso del dovere.

I giovani calciatori, così come i più grandi, differiscono per natura gli uni dagli altri, avere un approccio pressoché immutato e standard con ognuno di loro, può rivelarsi controproducente.

Armiamoci di pazienza, comprensione, amore della causa; sforziamoci di capire gli ingranaggi giusti per entrare in sintonia con ognuno di loro; “studiamone” a fondo i tratti distinguibili e adattiamo il nostro modo d'allenare ed educare.

Teniamo a mente, in estrema sintesi, che ogni persona merita che si rispetti la propria individualità, e che solo le regole, queste sì, sono uguali per tutti.