lunedì 23 marzo 2015

Principi e terminologia nei primi giorni di lavoro

 
Nell’articolo di oggi Mr Rizzi ci racconta come cerca di affrontare i primi giorni di lavoro alla guida delle sue squadre.

Prego Mister:

Per quanto concerne la mia esperienza, è fondamentale fin dal periodo preparatorio, introdurre determinati concetti e una precisa terminologia. Ritengo infatti importantissimo l’approccio e l’input che diamo ai nostri giocatori, nei primissimi giorni di lavoro.

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Per quanto concerne la mia esperienza, è fondamentale fin dal periodo preparatorio, introdurre determinati concetti e una precisa terminologia. Ritengo infatti importantissimo l’approccio e l’input che diamo ai nostri giocatori, nei primissimi giorni di lavoro.

Nello specifico, per quanto riguarda l’aspetto tecnico, sono solito fissare alla base del mio “modello” dei principi cardine ed immutabili, siano essi riguardanti l’aspetto individuale del calciatore, che quello collettivo. Ogni allenatore ha una propria filosofia e un proprio credo, in relazione ad esso vanno sviluppati questi principi. 

Il risultato di gara, specie nei primi tempi, è subordinato alla corretta messa in atto di determinati dettami.
Resto convinto che sia l’idea a portare al risultato, più i giocatori credono nell’idea del tecnico, più si avrà un porto sicuro in cui rifugiarsi all’inizio del lavoro (specie qualora i risultati non dovessero sostenere lo sforzo prodotto).


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Occorre inoltre trovare il giusto compromesso (in base al gruppo e alla fascia d’età in cui lavoriamo) tra il facile ed il complesso: l’idea di gioco, il modello base, deve essere accattivante e divertente, ma allo stesso tempo deve avere in sé il requisito della complessità. Penso infatti che di un gioco facile ci si stanca subito, mentre più le regole sono stimolanti, più ci si impegna per arginarle e comprenderle.

Quanto alla terminologia, la ritengo un aspetto base fondamentale: un mio comando, un mio linguaggio preciso, diventa il linguaggio condiviso da tutta la squadra. Questo è utile per l’immediatezza del gesto e nella comprensione istantanea di un determinato “comando”.

E’ opportuno inoltre, che uno specifico termine o una frase, restino gli stessi per tutta la stagione.
 
Fabrizio Rizzi






martedì 10 febbraio 2015

Liac New York, la Lega Italo-Americana di Calcio


Vi ricordate di Massimo Bresciani?

La scorsa settimana Massimo, grande conoscitore di Calcio e osservatore per società professionistiche, mi ha invitato a una cena molto particolare.
Come la maggior parte di voi saprà, in questi giorni, si sta svolgendo la Viareggio Cup, una delle massime manifestazioni mondiali a livello giovanile.
A questa competizione partecipa la Liac New York, una selezione di giovani giocatori appartenenti a società che militano nella Lega Italo-Americana di Calcio e di altri in prestito da società estranee a questa lega.


Grazie al prestigioso invito di Massimo Bresciani, ho avuto l’opportunità di conoscere di persona tutti coloro che lavorano per questa selezione, dal presidente Charles Candela fino al magazziniere.


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(Io e il presidente della Liac New York, Charles Candela)

E’ stata un’esperienza fantastica che in poche ore mi ha permesso di crescere professionalmente ma soprattutto come appassionato di Calcio.


Si perché ciò che caratterizza queste splendide persone è la passione, la passione e l’amore per questo sport, valori che in un momento così negativo del Calcio, assumono un significato ancora più importante.


I protagonisti di questa bella realtà americana sono per la maggior parte italiani, che da tempo vivono oltre oceano, o sono nati là da famiglie emigranti italiane, cercando di trasmettere l’importanza di questa disciplina sportiva e i valori positivi che porta con sé.

Appena seduto al loro tavolo mi sono sentito a casa: mi hanno accolto con grande interesse e disponibilità. Non abbiamo fatto altro che parlare della passione che ci accomuna: avere l’opportunità di ascoltare il punto di vista, le idee e le aspettative di persone così esperte mi ha permesso di ampliare in poco tempo il bagaglio culturale aprendo la mia mente verso nuovi traguardi, per questo sento di ringraziarli di cuore.

Il calcio è nato a New York prima della Seconda Guerra Mondiale, ma a causa degli immediati eventi bellici che seguirono, ebbe vita brevissima.
Successivamente, nel 1958, un gruppo di sportivi con il gioco del pallone nel sangue, recuperarono il progetto abbandonato prima della guerra e posero le basi per la fondazione della Lega Italo Americana di Calcio di New York (Liac) con lo scopo di tenere sempre vivo l'amore per questo grande sport.

Lavorando tra non poche difficoltà createsi durante le trattative con la New York State Football Association e la United States Football Association, questi rappresentanti furono in grado di portare a termine il difficile compito, tanto che oggi in America si contano più di tre milioni di tesserati Under 18.
Lo scopo principale della Liac è stato di radunare sotto la stessa organizzazione le diverse squadre dilettanti che militavano nelle varie leghe della zona metropolitana e le tante che avevano desiderio di iniziare l'attività calcistica
.
La Lega Italo-Americana Calcio a New York nasce così il 17 ottobre 1959 e il primo presidente fu Giorgio Piscopo, che rimase alla guida per diversi anni, trasmettendo tutta la sua esperienza sportiva e sociale.

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(lo Staff della Liac New York al completo)

La Liac New York adesso porta avanti questi valori con estrema cura e attenzione senza commettere il grave errore di perderli durante il cammino, riuscendo anche a creare realtà efficienti e ben organizzate che permettono ai giovani di ottenere la valorizzazione che meritano.


Ringrazio nuovamente il mio amico Massimo che mi ha gentilmente concesso la possibilità di conoscere queste persone, di studiare il loro Calcio da vicino e di crescere sotto tutti i punti di vista.

giovedì 29 gennaio 2015

1-4-4-2: Fase Offensiva e Psicocinetica


L’esercitazione che segue può essere utile per sviluppare due obiettivi:
  • Fase Offensiva: prevede infatti l’esecuzione da parte dei giocatori di alcuni movimenti associabili ad un centrocampo a quattro e un attacco a due in fase di possesso;

  • Psicocinetica (o Psicodinamica, è la scienza che studia il rapporto tra il ragionamento, Psico, e il movimento, cinesi): i giocatori devono eseguire diversi movimenti che variano a seconda della scelta dei compagni;
Un ulteriore elemento, molto importante, che caratterizza questa esercitazione, è la collaborazione tra compagni di reparto.

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Il giocatore in possesso (a sinistra dell’immagine) trasmette il pallone al compagno (1) e riceve la palla di ritorno (2).
A questo punto l’interno sinistro di centrocampo sceglie di effettuare un movimento su uno dei cinesini posizionati vicino a lui: se sceglie di muoversi in profondità (come nel caso della rappresentazione grafica), l’interno destro di centrocampo si muoverà verso il cinesino opposto effettuando un movimento di copertura.
L’esterno sinistro, che nel frattempo torna in possesso della palla, la trasmette all’interno di destra (3) il quale gioca sull’interno di sinistra (4) che a sua volta effettua un passaggio in profondità sullo smarcamento dell’esterno di destra (5) che andrà successivamente al cross.


Come si può notare dall’immagine, in area vi sono due attaccanti e due difensori: gli attaccanti effettuano un movimento di smarcamento per ricevere il cross mentre i difensori devono applicare le loro conoscenze di tattica collettiva per evitare il gol.

Naturalmente, in base alle idee del Mister, anche i centrocampisti partecipano alla fase difensiva. In questo caso l’esterno destro effettua il cross, l’esterno sinistro si porta in area cosi come uno dei due interni di centrocampo mentre l’altro rimane in copertura.

Al termine dell’azione offensiva si ricomincia dopo aver cambiato di posizione gli interpreti precedenti.

Obiettivo Primario: Fase Offensiva


Obiettivo Secondario: Psicocinetica

 Categorie consigliate: Prima Squadra, Settore Giovanile fino ai Giovanissimi

 Numero giocatori: 9

giovedì 15 gennaio 2015

Difesa della palla


La Difesa della Palla è una competenza tecnico-tattica individuale fondamentale per un giocatore di calcio.

Ci sono innumerevoli metodi e mezzi di allenamento utili e proficui per lavorare su questa capacità: in questo articolo ve ne presento uno ideato in base alle esigenze dei ragazzi che alleno (Giovanissimi 2001).

Si tratta di una esercitazione situazionale, ovvero un mezzo di allenamento che prevede la presenza dell'avversario con lo scopo di riprodurre quanto più fedelmente possibile la situazione di gara.


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Si organizza il terreno di gioco come in figura.

L’esercitazione prevede la contrapposizione di una difesa a quattro con l’aiuto di un mediano (giocatori bianchi) contro un centrocampo a quattro, due attaccanti all’interno del quadrato e due sponde sulla linea di fondo (giocatori rossi).
Così facendo organizziamo un 8vs5 con la difesa in inferiorità numerica.
I giocatori rossi, prima di poter concludere a rete, devono fare in modo che entrambi gli attaccanti difendano palla all’interno del quadrato contro cinque difensori, solo allora potranno servire la sponda, crossare e concludere l’azione.

La fase più importante dell’esercitazione è proprio quella appena descritta: il Mister dovrà focalizzare la sua attenzione sul principio della difesa della palla da parte dei suoi attaccanti valutando la posizione del corpo, gli appoggi dei piedi e la visione periferica.


I due attaccanti, a turno, dovranno smarcarsi per ricevere palla dai giocatori all’esterno del quadrato (linee blu), difenderla dagli attacchi dei difensori e servire nuovamente un compagno all’esterno.Solo in questo modo i centrocampisti rossi avranno la possibilità di servire la sponda sulla linea di fondo, accompagnare l’azione, ricevere la palla di ritorno ed effettuare un cross all’interno dell’area di rigore.

Nel momento in cui i giocatori bianchi recuperano il possesso della palla, devono riuscire a portarla oltre la linea mediana del campo (fase di transizione positiva).

Naturalmente, sul cross, i difensori escono dal quadrato per andare a difendere all’interno dell’area di rigore, mentre tutti i giocatori rossi (escluse le sponde) possono partecipare alla fase offensiva, ma questo è a discrezione dell’idea di gioco dell’Allenatore.

Ho deciso di permettere agli attaccanti di concludere l’azione solo dopo un cross all’interno dell’area perché in questo modo si può lavorare anche sulla difesa della palla in fase aerea.

Obiettivo primario: Difesa della palla;

Categorie consigliate: Prima Squadra e Settore Giovanile;

Numero di giocatori: 13

Minuti esercitazione: 30

martedì 13 gennaio 2015

La Mentalità Vincente secondo Mister Fabrizio Rizzi


Il significato della parola VINCERE deve essere sempre contestualizzato alla situazione e alla fascia d’età in cui operiamo.

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Nei miei primi anni da allenatore di settore giovanile ho tracciato delle linee guida metodologiche utili per sviluppare i principi di quella che viene definita “mentalità vincente”.

Con particolare riferimento alla categoria allievi, quella in cui opero da due anni, mi sono sempre preoccupato di:
 
  • Fissare regole chiare: che siano scritte o condivise a voce nello spogliatoio, determinano quella disciplina di base (sempre in relazione al contesto) fondamentale per seminare dettami tattici o comportamentali.

  • Fissare obiettivi a breve termine: condividere col proprio gruppo diversi step fondamentali. Si può cominciare, per esempio, con la ricerca di una fase difensiva ordinata e organizzata o seguire la corretta attuazione di principi di tattica individuale.

  • Evitare di concentrarsi solo sul risultato di gara: nei primissimi tempi è fondamentale focalizzare le attenzioni del gruppo su principi collettivi basilari e sulla loro attuazione durante la gara.
    Questo può essere utile per prevenire facili illusioni e per evitare l’ansia da prestazione (tenere sempre a mente che particolari “strategie” o linee guida sono sempre da valutare in relazione al gruppo lavoro di cui disponiamo).

  • Chiedere feed-back costanti alla squadra, specie dopo la partita, o a sé stessi per ciò che concerne la positività del lavoro svolto. Abituare il gruppo ed il singolo ad analizzare la prestazione in allenamento o dopo una partita alimenta quel principio di miglioramento individuale/collettivo alla base del processo motivazionale.

  • Non accontentarsi: sebbene sia sempre opportuno rimarcare successi e compiti ben svolti, aggiungere una postilla finale su qualcosa che si può/deve fare meglio, mi ha sempre consentito di tenere il gruppo vivo e la mia concentrazione alta.

  • Diversificare il proprio atteggiamento di calciatore in calciatore (i ragazzi con cui lavoriamo non sono tutti uguali) e di situazione in situazione. E’ bene tenere sempre a mente quello che la squadra si aspetta da noi: sfuriata dopo un primo tempo imbarazzante, comprensione, stimolo ecc.
    E’ fondamentale cercare di capire il momento specifico ed in relazione ad esso decidere l’atteggiamento.

  • Non aver paura di chiedere scusa: quando si sbaglia, quando si sa che si poteva fare meglio. Prenderci la nostra dose di umiltà e responsabilità di fronte al gruppo aumenta la leadership, oltre che il coinvolgimento emozionale dei i giocatori, e aiuta nella condivisione degli obiettivi.

  • Parlare poco e chiaro: il tono di voce quando proponiamo un esercizio o un atteggiamento da tenere in partita è fondamentale. Evitare discorsi prolissi e lunghi giri di parole: l’ambito comunicativo è di fondamentale importanza, più sicuri siamo noi più lo saranno i nostri giocatori.

giovedì 8 gennaio 2015

Allenatore di Base UEFA B


FIGC
Ho iniziato il mio percorso di studi da Allenatore di Calcio due anni fa.
Nel 2013 ho superato il corso di Istruttore Scuola Calcio CONI-FIGC. Si è trattato di un’esperienza non molto impegnativa, organizzata in tre giorni di lezioni alla settimana per tre mesi consecutivi, ma molto utile per acquisire conoscenze di base, importanti per lavorare ogni giorni a stretto contatto con bambini che per la prima volta nella loro vita entrano in un campo da Calcio.

L’anno successivo, il 2014, mi sono iscritto al corso per Allenatore Dilettante di Prima, Seconda, Terza Categoria e Juniores Regionale.
Questa seconda tappa si è rivelata più impegnativa della prima, ma anche più gratificante: le conoscenze acquisite mi hanno permesso di studiare elementi più specifici di Tecnica e Tattica calcistica, di Psicologia dello Sport e di Metodologia dell’Allenamento.


Il contributo di Mister Baldoni, docente del Settore Tecnico della FIGC, è stato fondamentale: mi ha permesso, non solo di arricchire il mio bagaglio culturale, ma soprattutto di acquisire una forte fiducia in me stesso permettendomi di inseguire il mio obiettivo con molta più consapevolezza.


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Durante il periodo compreso tra il 29 Settembre e il 20 Dicembre 2014 ho frequentato il corso per Allenatore di Base UEFA B.
Le due esperienze precedenti, nonostante la preparazione e la professionalità dei docenti,
non hanno retto il confronto.

Il Corso UEFA B, infatti, ha superato nettamente anche le mie personali aspettative: si è discusso di Calcio con una serietà incredibile, attribuendo alla materia una dimensione importante e al ruolo del Mister un’importanza imprescindibile.

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Le mie conoscenze, in riferimento alle materie specifiche, sono aumentate a dismisura. Il docente di Tecnica e Tattica calcistica, Mister Francesco D’Arrigo, mi ha guidato in un percorso ricco di curiosità, passione ed entusiasmo al termine del quale ho provato un sentimento di grande soddisfazione.

Il corso è stato sapientemente organizzato dall’ Associazione Italiana Allenatori Calcio, rappresentata da Maurizio Londi, e si è tenuto a Peccioli, in provincia di Pisa, a 90 chilometri da dove vivo.
L’ impegno è stato costante: tutti i giorni, dalle 17:30 alle 22:30 con l’aggiunta di un ulteriore giornata di studio sul campo il Sabato mattina, dalle 8:30 alle 12:30, tutte le settimane.
Partecipare ad un corso di questo genere, a più di un’ora da casa, mi è costato molto impegno e fatica, completamente ripagate.


L’obiettivo di D’Arrigo e dei suoi colleghi era quello di spingere me e i miei compagni a compiere un grande passo in avanti: arricchire le nostre conoscenze imparando a curare i dettagli, con la consapevolezza che di imparare non si finisce mai.
Il Mister è riuscito, sfruttando la grande passione dimostrata da tutti i partecipanti, a infondere una grande voglia di chiarire i nostri dubbi e di conoscere aspetti specifici che un allenatore dilettante spesso evita di considerare.

Sono giunto al termine del corso provando inizialmente un sentimento di appagamento e fiducia in me stesso, ma subito dopo mi sono reso conto che questo traguardo non è altro che un punto di partenza dal quale si può partire per iniziare a gettare le basi di un concetto fondamentale: l’Idea di Calcio.

“Cosa è per voi il Calcio? Quali sono i concetti e le idee che vi contraddistinguono e che vorreste trasmettere ai giocatori?”

Questo è stato l’esordio di D’Arrigo, a testimonianza del fatto che questi concetti rappresentano basi solide sulle quali un allenatore evoluto deve basare la propria metodologia di lavoro: allenare secondo le proprie idee, i propri principi e in base al gruppo di giocatori, alle loro caratteristiche tecniche, fisiche e psicologiche, specifiche e generali, di gruppo e personali.
Si tratta di traguardi per raggiungere i quali non basta certo frequentare un corso, anche se molto importante, ma servono grande impegno, uno studio attento, un bagaglio culturale in continua evoluzione, umiltà e costanza.
Per diventare un allenatore evoluto, che ha anche il compito di dare una scossa al Calcio Italiano e provare a invertire la negativa tendenza degli ultimi anni, ci vuole tanto tempo, a volte troppo perché basti una vita sola.

Ringrazio di cuore Mister D’Arrigo e gli altri docenti per le conoscenze e la passione che mi hanno trasmesso, Maurizio Londi e l’ AIAC di Pisa per la pazienza e le grandi doti organizzative e i miei compagni per avermi accompagnato durante questa importante esperienza con rispetto e caparbietà nella consapevolezza che il percorso non finisce qua.

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sabato 22 novembre 2014

La Massese di Danesi.



Professionalità.

Se dovessi riassumere in un unico termine la mia settimana di tirocinio alla Massese, “professionalità” sarebbe sicuramente quello più esaustivo.

Attraverso il Corso UEFA B, infatti, ho avuto la possibilità di assistere all’intera settimana di lavoro della Massese di Mister Danesi.

Inizialmente ero un po’ scettico, nessuno mi aveva mai parlato della prima squadra della mia città utilizzando parole positive, ma appena entrato e conosciuto lo Staff Tecnico ho cambiato immediatamente opinione.

Ho trovato, fin dal primo momento tanta disponibilità: sono stato accolto, insieme ai miei compagni di corso, in maniera impeccabile e sono stato messo al corrente dell’ intera programmazione settimanale attraverso una spiegazione dettagliata.

Una volta sul campo ho potuto apprezzare l’alta qualità del lavoro di Mister Danesi e del suo Staff, un lavoro pianificato in base alle esigenze della rosa, in base agli errori commessi in gara e in base all’avversario.

Alta intensità, grande entusiasmo, passione e disponibilità sono gli elementi che hanno attirato la mia attenzione, confermati successivamente anche dal costruttivo scambio di opinioni con i protagonisti.

Non ci sono pause, si passa da un’esercitazione all’altra in pochi secondi, la palla è sempre protagonista e i componenti dello Staff sono attenti ai minimi dettagli, quelli che poi fanno la differenza.

I Mezzi di Allenamento, i Carichi di Lavoro, l’Organizzazione delle Sedute e gli Obiettivi da perseguire sono esattamente in linea con i concetti espressi dal Settore Tecnico della F.I.G.C. e dal docente Mister D’Arrigo: a Massa ho finalmente osservato dal vivo quello che viene definito un’ Allenatore Evoluto.

Un Allenatore, cioè, che cerca di fornire ai suoi giocatori tutti gli strumenti per migliorarsi allenamento dopo allenamento, che si avvale della preziosa collaborazione di uno Staff altamente qualificato e che organizza l’attività sul campo tenendo presente un aspetto fondamentale: i protagonisti sono loro, i giocatori, noi allenatori abbiamo il compito di mettere a loro disposizione le nostre conoscenze per accompagnarli nella loro crescita.



Esco da questa esperienza, se pur limitata nel tempo, con un bagaglio culturale profondamente arricchito e con tanto entusiasmo nel proseguire la mia avventura, nel perseguire il mio obiettivo.

Un grazie di cuore per la grande possibilità alla società che mi ha permesso di conoscere più da vicino un Calcio che non avevo ancora mai visto a questi livelli, grazie all’ U.S. Massese 1919.